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Raccomandazioni finali

Per un sistema a tutela del richiedente

 

 

30 raccomandazioni per migliorare l’esperienza delle persone che chiedono protezione internazionale in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere (SOGI) in Italia*

 

 

 

Sono trascorsi quasi 40 anni dall’accoglimento delle prime richieste di asilo SOGI e, da quel momento, sono stati compiuti molti passi avanti in materia a livello globale ed europeo. Oggi è evidente una maggiore consapevolezza in merito alle persecuzioni perpetrate in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere ed emergono buone pratiche nel trattamento di queste richieste di protezione internazionale che meritano di essere promosse e replicate. Il progetto SOGICA ha identificato queste buone pratiche e ha individuato nuove aree rispetto alle quali occorre intervenire urgentemente. A tal fine, proponiamo qui 30 raccomandazioni basate sui dati raccolti nel corso della ricerca (2016-2020) che, attraverso le interviste, i focus group e i sondaggi, ha coinvolto circa 500 persone.

Due precisazioni sono importanti. In primo luogo, queste raccomandazioni sono state redatte nel pieno dell’emergenza generata dalla diffusione del COVID-19, la quale ha reso evidente come le diseguaglianze sociali si accentuino in periodi di crisi. Proprio in considerazione dell’impatto della pandemia sui richiedenti asilo e rifugiati, occorre più che mai che le normative e le politiche in materia di asilo siano saldamente ancorate agli standard stabiliti dal diritto internazionale dei rifugiati e dei diritti umani. Solo in questo modo sarà possibile minimizzare l’impatto di ogni ulteriore emergenza globale futura nell’ottica dell’eguaglianza e della non discriminazione. In secondo luogo, siamo consapevoli che alcuni miglioramenti del sistema di asilo a livello nazionale dipendono dalla riforma del sistema comune europeo di asilo (CEAS) nel quadro dell’Unione europea. Tuttavia, soprattutto alla luce del margine di discrezionalità riconosciuto finora dal legislatore europeo ai governi nazionali anche in materia di procedure e accoglienza, molte delle raccomandazioni qui esposte possono essere facilmente attuate a livello nazionale ancor prima dell’attesa riforma del CEAS.

  

Raccomandazioni: norme, politiche e procedure d’asilo

1. Abrogare i cd. “decreti sicurezza”

Le ultime riforme legislative, che peraltro enfatizzano per l’ennesima volta un presunto legame tra la gestione dell’immigrazione, l’asilo e la sicurezza dei cittadini italiani, hanno condotto di fatto a un abbassamento generale della tutela di cui dovrebbero godere i richiedenti asilo e i rifugiati in Italia. Si raccomanda pertanto al Governo italiano di abrogare i cd. “decreti sicurezza” entrati in vigore nel 2018 e 2019 eliminando i cambiamenti apportati al sistema di asilo e rivedere anche le modifiche introdotte con il cd. decreto Minniti-Orlando nel 2017, compresa la cancellazione del grado di giudizio, nel senso indicato dalle raccomandazioni successive.

2. Garantire accessi legali all’Europa e all’Italia

Un aspetto fondamentale dell’intero sistema di asilo è la garanzia di un accesso effettivo alla procedura di determinazione dello status di rifugiato. Come altri richiedenti asilo, coloro che fuggono dal loro Paese per persecuzioni in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere rischiano la loro vita in viaggi che li espongono a sofferenze e abusi fisici, psicologici e, talora, sessuali. Tenendo anche conto dalla mozione sui visti umanitari (2018) del Parlamento europeo, il Governo italiano deve consolidare ed espandere i programmi di ammissione umanitaria in corso per potenziare accessi legali e sicuri all’Europa.

3. Valutare obiettivamente i trasferimenti ai sensi del Regolamento Dublino (III)

L’Italia risulta destinataria di molti trasferimenti da altri Paesi europei in applicazione del Regolamento UE no. 204/2013, cd. Dublino III. Nel corso della nostra ricerca è emerso come tali trasferimenti, talora condotti con mezzi lesivi della dignità individuale, riguardino anche richiedenti asilo SOGI e siano accettati dalle autorità italiane senza una previa valutazione individuale del caso, con la conseguenza che nessun bisogno specifico della persona interessata risulta preso in carico in Italia. Si raccomanda al Governo italiano di modificare il suo approccio alle richieste di trasferimento da altri Paesi europei conducendo preventivamente una valutazione del caso specifico e, se la richiesta di trasferimento viene accolta, di assicurare alla persona interessata l’accesso a tutti i servizi essenziali di cui ha bisogno.

4. Raccogliere dati statistici

Qualsiasi sistema di asilo trasparente e responsabile deve raccogliere e pubblicare dati rigorosi e aggiornati sulle diverse tipologie di richieste di protezione internazionale e i relativi esiti. Ciononostante, in Italia non vengono tuttora raccolti dati statistici chiari e completi sulle richieste SOGI. Il Ministero degli Affari Interni e le competenti autorità giudiziarie sono tenuti a registrare il numero di richieste di protezione internazionale in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere e le motivazioni alla base del loro accoglimento o rigetto (ad esempio, indicando quale motivo di persecuzione della Convenzione sullo status del rifugiato viene utilizzato o i riscontri in termini di persecuzione e/o credibilità). Questi dati devono essere regolarmente aggiornati e pubblicati.

5. Garantire il diritto all’informazione sulla procedura e sui motivi di persecuzione

I richiedenti asilo sono spesso ignari, al loro arrivo, del fatto che il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere possa essere una ragione per richiedere protezione internazionale. Ciò contribuisce alla presentazione di richieste tardive o inadeguatamente preparate. Si raccomanda a tutte le autorità italiane, così come agli agenti privati coinvolti nella gestione dell’arrivo e della prima accoglienza dei richiedenti asilo, di fornire adeguate informazioni in merito alla procedura di asilo e alla possibilità di presentare una richiesta di asilo SOGI. Ciò può essere realizzato, ad esempio, attraverso locandine elaborate in diverse lingue da collocare, perlomeno, in tutti gli usuali posti di arrivo, nelle Questure ove si effettua la registrazione delle richieste, nonchè nei centri di accoglienza. Inoltre, al momento del primissimo colloquio e/o registrazione della richiesta, il funzionario competente deve chiedere conferma che i richiedenti asilo siano consapevoli dei vari motivi in base ai quali si può richiedere protezione internazionale e assicurare loro che tutta la procedura è strettamente confidenziale.

6. Valutare obiettivamente le richieste tardive

Anche se le misure di cui al punto 5 venissero effettivamente garantite, l’eventuale manifestazione tardiva del reale timore di persecuzione non deve comunque essere utilizzata contro i richiedenti asilo SOGI. Per vari motivi, legati anche alla paura di manifestare il loro timore di persecuzione dinanzi gli altri richiedenti asilo con cui sono arrivati in Europa o persone comunque estranee all’arrivo o in accoglienza, talora i richiedenti SOGI manifestano il motivo alla base della loro temuta persecuzione tardivamente. Ciò può accadere in una fase avanzata della procedura o, addirittura, dopo anni dall’arrivo in Europa. Le autorità italiane, amministrative e giudiziarie, sono tenute a valutare obiettivamente queste manifestazioni o richieste ‘tardive’ e a non utilizzare tale circostanza per valutare negativamente la credibilità dei richiedenti asilo SOGI, in linea con i principi stabiliti nella giurisprudenza delle Corti europee e dalla Corte di Cassazione.

7. Limitare la durata dell’intera procedura

La durata complessiva della procedura di asilo, inclusi gli appelli in caso di rigetto della richiesta di protezione internazionale, resta una delle cause di maggiore stress per i richiedenti asilo, considerando che, molto spesso, durante il periodo di attesa non riescono, tra l’altro, a lavorare, studiare o ricongiungersi con i familiari, anche quando la normativa vigente lo consente. Nonostante sia evidente che i recenti sforzi a livello amministrativo, con l’assunzione di nuovi funzionari, stiano già garantendo buoni risultati, in caso di appello i tempi di attesa della giustizia restano tuttora problematici. Le autorità italiane, amministrative e giudiziarie, devono continuare a investire per rafforzare la loro capacità di azione e accorciare ulteriormente i tempi complessivi della procedura di asilo, senza ovviamente venire meno all’obbligo di garantire a ogni caso un esame oggettivo, approfondito e individualizzato.

8. Linee guida sulle richieste di asilo SOGI

I dati dimostrano come, spesso, le Commissioni territoriali e taluni giudici facciano ricorso alle Linee guida no. 9 dell’UNHCR dedicate alle persecuzioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. La Commissione nazionale asilo, in cooperazione con le autorità e le organizzazioni internazionali competenti, deve promuovere maggiormente l’uso di tali Linee guida affinchè siano utilizzate, in modo adeguato, da tutti i membri delle Commissioni territoriali e da tutti i giudici delle sezioni specializzate impegnati nell’intervista o audizione dei richiedenti SOGI e nella valutazione di tali richieste. Unicamente nell’ottica di garantire standard di tutela ancora più elevati, le autorità competenti potrebbero anche valutare di elaborare linee guida nazionali in materia di asilo SOGI assicurandone il regolare aggiornamento e il coinvolgimento delle rilevanti organizzazioni internazionali e i richiedenti asilo e rifugiati SOGI in tutte le attività di stesura, aggiornamento e formazione a esse connesse.

9. Assicurare una formazione obbligatoria e continua

Anche se esistono buone pratiche in materia di formazione grazie al coinvolgimento di soggetti terzi, persistono tuttora decisioni contraddittorie o difformi dagli standard internazionali in materia di asilo SOGI. Si raccomanda alle autorità competenti di consolidare la formazione in essere per i nuovi funzionari amministrativi, allargandola a tutti i membri delle Commissioni territoriali, agli interpreti e a tutti coloro che, a vario titolo, sono coinvolti nel sistema di asilo al fine di educare alla corretta gestione delle richieste SOGI, compresi i giudici ove possibile. Tale formazione deve essere obbligatoria, fornita al momento della presa in servizio e ripetuta a intervalli regolari, e deve coprire tutti gli aspetti per assicurare una valutazione oggettiva o una gestione adeguata di tali richieste, come la metodologia per l’intervista e l’uso delle informazioni sui Paesi di origine (COI) (cfr. il punto 10).

10. Promuovere una cultura basata sull’empatia

Il contenuto delle formazioni, nonchè di eventuali linee guida nazionali, potrebbe variare in base al particolare contesto istituzionale in cui si collocano. Ciononostante, alcuni elementi vanno sempre inclusi in tutte le formazioni e in eventuali linee guida nazionali: l’importanza di un approccio con il richiedente asilo che si basi sull’empatia, sul rispetto dei diritti umani e della non discriminazione, sull’utilizzo della terminologia corretta e su una rigida confidenzialità delle informazioni fornite; le modalità attraverso cui creare un ambiente inclusivo e sicuro per il richiedente; l’effetto dei traumi precedentemente subiti sui richiedenti ma anche l’impatto di tali casi sulle persone chiamate ad ascoltare e/o decidere su queste richieste; il riconoscimento di forme di pregiudizio e di visioni stereotipate, anche inconscie. Anche per queste ragioni, si raccomanda alle autorità competenti, amministrative e giudiziarie, nonchè ai soggetti terzi di sviluppare ove assenti e/o seguire in modo rigoroso appropriati codici di condotta ispirati saldamente al rispetto dei principi di eguaglianza e alla tutela della diversità.

11. Migliorare l’accesso all’assistenza e alla rappresentanza legale

Le richieste di asilo SOGI sono spesso complesse e richiedono assistenza legale da parte di professionisti esperti e competenti. Nononostante i servizi che in base alla legislazione in vigore dovrebbero essere garantiti in accoglienza, l’accesso a tale supporto resta tuttora difficile per molti richiedenti asilo SOGI. Secondo i nostri dati, parte del problema risiede nella scarsa preparazione degli addetti all’assistenza legale nei centri di accoglienza e degli avvocati, ma anche nell’uso spesso scorretto dei fondi garantiti dallo Stato a tal fine. Si raccomanda al Governo italiano di investire in quest’area perchè una richiesta di asilo preparata adeguatamente con un’assistenza legale competente già a livello amministrativo assicura una procedura più fluida e può evitare eventuali appelli con un inutile dispendio di risorse. Al contempo, si raccomanda al Consiglio Nazionale Forense di incentivare e supportare tutte le iniziative di formazione in materia al fine di integrare gli sforzi compiuti dalle autorità competenti in materia di asilo e promuovere una cultura basata sull’empatia con i richiedenti.

12. Assicurare servizi interpretativi adeguati

Gli interpreti svolgono un ruolo fondamentale nelle interviste in Commissione territoriale e nelle audizioni nei Tribunali. I richiedenti asilo SOGI devono innanzitutto sentirsi a proprio agio con gli interpreti affinchè si sentano liberi di manifestare il loro timore di persecuzione. Qualsiasi interprete che sia o venga percepito come omofobo o transfobico rischia di ostacolare il corretto svolgimento dell’intervista o dell’audizione. Simili difficoltà possono emergere anche quando l’interprete provenga dalla stessa comunità etnica del richiedente SOGI, in quanto quest’ultimo potrebbe temere che i motivi alla base della persecuzione temuta vengano divulgati, con il rischio di subire ulteriori discriminazioni. Per queste ragioni, si raccomanda alle autorità competenti, amministrative e giudiziarie, di garantire interpreti che siano adeguatamente selezionati per assicurare un servizio basato sulla confidenzialità, sul rispetto della diversità e specializzato in materia. Le stesse autorità devono permettere ai richiedenti SOGI di domandare la sostituzione dell’interprete se ritenuto inadeguato e di esercitare effettivamente il loro diritto di scegliere il genere di quest’ultimo. Ove l’interprete non sia garantito, come spesso accade nei Tribunali, appare fondamentale quantomeno che il giudice accerti la professionalità degli interpreti che accompagnano i richiedenti SOGI e riconosca loro un equo compenso per il servizio fornito.

13. Garantire i necessari accorgimenti procedurali

Partendo dalle buone pratiche già in atto all’interno di alcune Commissioni territoriali, ci sono diversi miglioramenti che le autorità competenti, amministrative e giudiziarie possono apportare rispetto allo svolgimento delle interviste e delle audizioni dei richiedenti asilo SOGI, promuovendone poi l’applicazione in tutto il Paese. Ad esempio, qualsiasi funzionario amministrativo o giudice deve sempre presentarsi e ricordare la confidenzialità dell’intera procedura, anche rispetto all’interprete e all’eventuale videoregistrazione dell’intervista. Qualsiasi intervistatore o giudice deve anche evitare domande che presumano un’evoluzione lineare o un momento di scoperta dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere dichiarati dal richiedente (ad esempio, “quando hai scoperto di essere lesbica, gay, bisessuale, transgender, etc. (LGBTIQ+)?”), preferendo invece domande aperte che permettano al richiedente SOGI di raccontare la sua storia attraverso i propri termini e con i suoi tempi. Si raccomanda, inoltre, di ammettere sempre la presenza di una persona amica o il rappresentante legale durante l’intervista in sede amministrativa e l’audizione, qualora il richiedente SOGI ne faccia richiesta. Anche al fine di migliorare la trasparenza dell’intera procedura, devono essere assicurati meccanismi di ricorso interni che siano accessibili ai richiedenti asilo in caso di violazione delle garanzie procedurali da parte del funzionario amministrativo o del giudice. In caso di rigetto della richiesta di protezione internazionale, si raccomanda ai giudici di fissare un’audizione e ascoltare direttamente il richiedente SOGI, specie quando il rigetto è motivato da ragioni legate alla credibilità.

14. Non identificazione ‘Paesi sicuri’

Anche l’Italia, come già in passato hanno fatto altri Stati europei, ha recentemente introdotto una lista di ‘Paesi sicuri’, con la conseguenza di presumere l’infondatezza di qualsiasi richiesta di protezione internazionale relativa a quei Paesi. Non solo tale designazione e conseguente presunzione risultano in contrasto con l’obbligo di condurre una valutazione individuale e oggettiva di ogni richiesta di asilo. Essa risulta ancora più problematica per i richiedenti SOGI perchè Paesi che, per alcuni versi, possono presentare livelli minimi di tutela dei diritti umani potrebbero comunque non garantire alcuna protezione nei confronti delle minoranze sessuali e di genere. Si raccomanda pertanto al Governo italiano di non identificare più alcun Paese come ‘sicuro’, ritornando alla politica da sempre seguita prima dell’adozione delle più recenti normative in materia di immigrazione.

15. Abrogare le procedure accellerate

Le liste di ‘Paesi sicuri’ sono sempre accompagnate dal ricorso alle cd. procedure accelerate, utilizzate anche alle frontiere, che risultano assolutamente pregiudizievoli per le richieste SOGI alla luce della loro complessità e del tempo necessario per la loro preparazione. Si raccomanda alle autorità italiane di non seguire l’esempio di altri Paesi europei e di non ricorrere a procedure accellerate, anche alle frontiere, ma di garantire a tutti i richiedenti lo stesso tipo di valutazione imparziale e oggettiva secondo i criteri stabiliti, tra l’altro, nella giurisprudenza europea e dalla Corte di cassazione.

16. Migliorare l’utilizzo e la qualità delle informazioni sui Paesi di origine (COI)

La disponibilità di COI accurate e non superficiali è fondamentale per ogni sistema di asilo che si ispiri a caratteri di efficienza e imparzialità. Ciononostante, rispetto alle richieste SOGI, spesso non esistono COI specifiche con conseguenze negative sulla loro valutazione. Le autorità competenti, amministrative e giudiziarie, devono assicurare un uso migliore delle COI disponibili a livello europeo, ad esempio quelle fornite dall’Ufficio europeo di supporto all’asilo (EASO). Ove non disponibili, le stesse autorità devono sviluppare le proprie risorse COI anche attraverso la collaborazione, opportunamente finanziata, con organizzazioni non governative che possono produrre materiale adeguato in materia di trattamento delle minoranze sessuali e di genere nei Paesi di origine.

17. Ricorrere a tutti i motivi di persecuzione della Convenzione sullo status del rifugiato

Per assicurare il giusto riconoscimento a tutti i fattori e le identità che sono alla base delle persecuzioni sofferte o temute da richiedenti SOGI, si raccomanda alle autorità competenti, amministrative e giudiziarie, di fare un uso migliore di tutti i motivi di persecuzione previsti dalla Convenzione sullo status del rifugiato (ad es. religione o opinioni politiche) quando valutano una richiesta di asilo SOGI, non ricorrendo necessariamente in ogni caso al motivo dell’appartenenza a un ‘particolare gruppo sociale’.

18. Prestare maggiore attenzione al nesso causale tra persecuzione e motivi

In linea con i principi che emergono dalla giurisprudenza europea e della Corte di cassazione che interpretano al meglio lo spirito della Convenzione sullo status del rifugiato, nel valutare le richieste SOGI le autorità competenti, amministrative e giudiziarie non devono chiedersi se il richiedente possieda ‘realmente’ l’orientamento sessuale o l’identità di genere dichiarati, bensì unicamente se il loro timore di persecuzione sia o meno fondato su tali caratteristiche.

19. Applicare il corretto standard e onere della prova

Ai richiedenti asilo è spesso richiesto di fornire prove oltre quanto realmente necessario per supportare la loro richiesta di protezione internazionale. Le autorità competenti applicano talora uno standard della prova che va oltre quello attenuato, come richiesto dal diritto internazionale dei rifugiati, e non rispettano il principio del beneficio del dubbio. Le stesse autorità spesso non si attivano per raccogliere elementi utili alla valutazione del caso. Anche alla luce dei principi costantemente richiamati dalla Corte di cassazione, si raccomanda alle autorità competenti, amministrative e giudiziarie di applicare il corretto standard della prova e di rispettare il principio del beneficio del dubbio nei casi SOGI, nonchè di condividere l’onere della prova con i richiedenti asilo SOGI.

20. Utilizzare mezzi di prova dignitosi

Anche se le autorità competenti non possono richiedere o accettare prove contenenti materiale sessualmente esplicito, secondo i dati emersi nella ricerca continuano a essere poste domande ai richiedenti asilo SOGI che indugiano su particolari sessuali. Si raccomanda alle autorità competenti, amministrative e giudiziarie di non porre domande o richiedere mezzi di prova che siano lesivi della dignità dei richiedenti asilo come stabilito, tra l’altro, dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea.

21. Riconoscere ed evitare gli stereotipi

Nonostante i miglioramenti evidenziati nel corso della nostra ricerca, le autorità competenti non sempre riescono a riconoscere il reale impatto degli stereotipi e dei pregiudizi nella valutazione delle richieste di asilo SOGI. Tuttora, i richiedenti SOGI che non hanno un partner o non sono sessualmente attivi, che non prendono parte ad attivismo LGBTIQ+, che non offrono una narrativa di ‘scoperta’ del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere, che sono fortemente legati alla loro fede religiosa o che provengono da certi Paesi vengono valutati con sospetto. Il rischio di venire meno a una valutazione oggettiva e individualizzata è molto alto in questi casi. Le autorità competenti, amministrative e giudiziarie sono chiamate a riconoscere pregiudizi e visioni stereotipate dei richiedenti SOGI ed evitare che tali fattori possano influenzare la determinazione le loro decisioni.

22. Valutare obiettivamente la credibilità

La credibilità è un elemento centrale in molte decisioni riguardanti richiedenti asilo SOGI. Nonostante i miglioramenti emersi, alcuni funzionari e giudici continuano a basare la valutazione della credibilità sulla capacità del richiedente asilo di provare il suo orientamento sessuale o la sua identità di genere, oltre ad assumere in molti casi un atteggiamento iniziale di scetticismo circa la veridicità della storia del richiedente, specie se provenienti da alcuni Paesi terzi. Una riflessione ricorrente raccolta durante la ricerca sul campo è la perplessità dei richiedenti SOGI circa la reale possibilità di risultare credibili in tali contesti. Seguendo le buone pratiche in essere e i principi oramai consolidati nella legislazione e nella giurisprudenza nazionale ed europea, si raccomanda alle autorità competenti, amministrative e giudiziarie di fondare la valutazione di credibilità tenendo innanzitutto conto della testimonianza del richiedente SOGI. Oltre a focalizzare l’attenzione sulla coerenza del racconto, le stesse autorità devono concedere al richiedente la possibilità di avanzare spiegazioni per le apparenti contraddizioni, anzichè richiedere prove oggettivamente impossibili da fornire.

23. Riconoscere lo status corretto

Ai richiedenti asilo SOGI è stata talora accordata una protezione diversa dallo status di rifugiato, ossia la protezione sussidiaria o altre forme di protezione minori, in contrasto con una lettura corretta del diritto internazionale dei rifugiati. Ribadendo nuovamente l’importanza della formazione in materia, le autorità competenti, amministrative e giudiziarie devono assumere come punto di partenza per la valutazione delle richieste SOGI che tutti gli elementi della definizione di rifugiato, di cui all’art. 1(2) della Convenzione sullo status del rifugiato, possono essere soddisfatti in questi casi. Non solo le altre forme di protezione non sono adatte, ma il riconoscimento dello status di rifugiato non va inteso come ‘premiale’ e cioè riconosciuto in base all’intensità delle sofferenze, specie fisiche, subite.

24. Facilitare il ricongiungimento familiare

Quando la protezione internazionale è riconosciuta, una priorità per molti richiedenti è di ricongiungersi con i loro figli o partner. Si raccomanda alle autorità competenti, amministrative e giudiziarie di interpretare la definizione di famiglia come comprendente le coppie dello stesso sesso anche nel contesto del ricongiungimento familiare, in linea con il diritto internazionale dei diritti umani. Nella valutazione di tali richieste da parte di richiedenti asilo o rifugiati SOGI, le stesse autorità devono tenere conto sia della difficoltà di tali persone di vedere riconosciute le loro unioni nei Paesi di origine, sia della eguale difficoltà di fornire prove a supporto di tali relazioni.

 

Raccomandazioni: oltre l’asilo

25. Promuovere l’integrazione sociale attraverso strategie di lungo periodo

In un momento storico in cui gli episodi di xenofobia, omofobia e transfobia sono in aumento, si raccomanda al Governo italiano di sviluppare un approccio olistico e di lungo periodo all’integrazione dei richiedenti asilo e rifugiati che non discrimini in base allo status e riconosca i bisogni specifici dei richiedenti SOGI. Una politica così basata richiede non solo che ai richiedenti e ai rifugiati venga sempre garantito un ambiente sicuro e ospitale, ma che questi siano considerati sin dall’arrivo come membri della società nei cui confronti non è ammessa discriminazione irragionevole, in linea con i principi stabiliti nella Convenzione sullo status del rifugiato. In quest’ottica, il Governo italiano è chiamato ad abrogare l’irragionevole distinzione tra richiedenti asilo e rifugiati ai fini dell’accoglienza nell’ambito dell’ex SPRAR (ora SIPROIMI) e a ristabilire il precedente sistema potenziandolo in tutto il Paese attraverso il consolidamento delle buone pratiche già emerse.

26. Garantire una soluzione abitativa sicura e adeguata

Molti richiedenti asilo sono ospitati in grandi centri di accoglienza nei quali risulta particolarmente difficile rispondere ai bisogni specifici e dove gli episodi di discriminazione sono più ricorrenti. Si raccomanda alle autorità competenti, centrali e locali, di prestare particolare attenzione alla sicurezza dei richiedenti asilo SOGI e al Governo italiano di tornare a preferire un’accoglienza diffusa sul territorio concedendo, al contempo, la possibilità ai richiedenti SOGI di scegliere se essere ospitati in appositi centri con altri richiedenti SOGI. Considerando i bisogni specifici dei richiedenti transgender, è particolarmente opportuno collaborare con le organizzazioni sul campo per creare le soluzioni di accoglienza a loro specificatamente dedicate. In ogni caso, l’accoglienza non deve terminare con il riconoscimento dello status finale, inoltre nella scelta dell’alternativa ottimale in termini di accoglienza vanno considerati elementi quali la prossimità a gruppi di supporto o l’accesso ad attività sociali rilevanti.

27. Rafforzare le misure a protezione della salute fisica e mentale

I richiedenti asilo SOGI presentano bisogni medici particolari, legati anche alla salute mentale e a stati depressivi, che spesso non vengono riconosciuti o presi in carico. Ne costituisce un esempio la necessità di garantire ai richiedenti asilo transgender la continuazione delle cure ormonali, dietro opportuna prescrizione medica. Oltre a seguire una formazione in materia, le autorità e il personale medico devono garantire ai richiedenti SOGI l’accesso ai servizi generali e specifici, senza alcuna discriminazione e, ove necessario, prevedere adeguati servizi di interpretariato. Ogni ostacolo, anche amministrativo o basato sulla distinzione tra richiedenti asilo e rifugiati, che renda l’accesso alle cure particolarmente difficile, va eliminato urgentemente.

28. Facilitare l’accesso al lavoro e all’istruzione senza discriminazioni

Quasi tutte le persone ascoltate nel corso della ricerca hanno manifestato serie difficoltà di accedere al mondo del lavoro. I richiedenti asilo SOGI sono spesso discriminati anche in questo campo per una combinazione di fattori legati all’orientamento sessuale o all’identità di genere, al loro background etnico-culturale o religioso, nonchè al loro status di rifugiati. Anche per queste ragioni, nonostante i timori legati alla scoperta della loro identità, tali richiedenti possono essere costretti a chiedere aiuto alla rispettive comunità per trovare lavoro oppure a esporsi agli abusi del caporalato. Il Governo italiano, i datori di lavoro e i sindacati sono tutti chiamati ad agire per adottare le misure necessarie affinchè si ponga termine a queste discriminazioni non solo nell’accesso al e sul lavoro ma anche nell’accesso all’istruzione e nell’ambito della formazione, iniziale e permanente. Misure di breve termine, come le regolarizzazioni per alcuni settori produttivi, non possono costituire una soluzione a tali problemi, specie se disciplinate in modo incoerente e difficilmente applicabili.

29. Supportare le organizzazioni non governative e la società civile

I richiedenti asilo spesso si rivolgono a organizzazioni non governative o gruppi di supporto, essendo talora gli unici mezzi attraverso cui ottenere un supporto effettivo. Esistono anche in Italia organizzazioni e gruppi di supporto molto competenti ma, spesso, si occupano unicamente di immigrazione oppure di diritti delle minoranze sessuali o di genere, venendo quindi meno una formazione completa su entrambi i temi. Si raccomanda alle autorità italiane di supportare le iniziative di queste organizzazioni, finanziandone le attività anche per espandere il loro raggio di azione e per ottenere un’adeguata formazione, nonchè di sostenere gli sforzi aggregativi degli stessi richiedenti asilo, anche SOGI. Tutti i gruppi di supporto, inclusi quelli interni alle associazioni LGBTIQ+, devono ricevere una formazione appropriata prima di offrire qualsiasi tipo di assistenza, anche legale.

30. Promuovere l’eguaglianza attraverso la cooperazione internazionale

Nonostante la possibilità di richiedere protezione internazionale, molti richiedenti asilo SOGI hanno espresso sofferenza per essere costretti a fuggire dal loro Paese e intraprendere viaggi particolarmente rischiosi verso l’Europa. Il Governo italiano, individualmente o in cooperazione con l’Unione europea, il Consiglio d’Europa e le altre organizzazioni regionali e internazionali rilevanti, deve incoraggiare il rispetto dei diritti umani nei confronti delle minoranze sessuali e di genere a livello globale, anche attraverso la difesa degli attivisti e delle organizzazioni LGBTIQ+ negli Stati terzi. Nel quadro dell’Unione europea, il Governo italiano deve inoltre supportare ogni soluzione che possa stabilire standard di protezione dei richiedenti asilo, anche SOGI, più elevati di quelli attualmente in essere, anche nell’ambito delle future riforme del CEAS.

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Abbiamo elaborato queste raccomandazioni essendo consapevoli del contesto più generale e, in particolare, tenendo presente che molti dei problemi sofferti dalle persone appartenenti a minoranze sessuali o di genere – come razzismo, mancanza di fiducia e credibilità, difficoltà nell’accesso all’assistenza legale – sono vissuti anche da altri richiedenti asilo, rifugiati e immigrati. Anche se ciò va al di là dell’ambito del progetto SOGICA, siamo sicuri che queste raccomandazioni possono essere la base anche per le modifiche necessarie da apportare al sistema di asilo al fine di migliorare l’esperienza di tutti i richiedenti asilo e rifugiati che combattono per il pieno godimento dei loro diritti.

 

Potete scaricare le raccomandazioni qui. In caso di interesse, potete anche consultare le raccomandazioni che abbiamo indirizzato all’Unione europea (qui e qui), alla Germania e al Regno Unito.

 

*For the English version of these recommendations, please click Policy recommendations to Italy (also available on the SOGICA database).